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Me

e le conseguenze di me
June 15

Anoressica sentimentale...

 

......e come se non dosse abbastanza difficile mi imbatto in questo:

Uomini e donne che non sanno amare

10.jpg picture by Enripoppins

Uomini e donne si frequentano, al giorno d’oggi, con una intensità di cui non si ha riscontro in altre epoche storiche; le occasioni di contatto si moltiplicano e proliferano sotto ogni forma (scuole, università, luoghi di lavoro, attività turistiche e di svago, società sportive, club, locali, agenzie matrimoniali, luoghi d’incontro virtuali…), eppure vi sono uomini e donne che hanno rimosso e dimenticato cosa sia l’amore. In senso stretto, l’anoressia sentimentale, l’incapacità di amare, è una vera e propria pandemia che colpisce, su larghissima scala, tutte le età ed entrambi i sessi, soprattutto nel mondo a modello occidentale.

La fenomenologia è la più varia: chi ne è affetto può essere tanto un individuo solitario quanto una persona in apparenza socievole, amante della buona compagnia e dei divertimenti. Ma la struttura di fondo del disturbo è identica: il bisogno affettivo è rimosso in virtù di una personalità autarchica, chiusa in se stessa, regolata da abitudini e ritmi personali e ogni qual volta la possibilità di amare si apre un varco nella rigida armatura difensiva sorge dal fondo dell’animo in taluni una malinconia profonda, in altri una rabbia cieca e devastante, in altri ancora una fredda razionalità che vede nell’oggetto amato (nella persona che ha penetrato il cuore) solo vizi e difetti e nella nuova opportunità una fonte incessante di dubbi e preoccupazioni. A questo punto, l’indifferente può diventare – con l’incertezza, il disprezzo o il sadismo – un persecutore di colui/colei che ha osato turbare il suo equilibrio.

Ecco come lo descrive lo psicoanalista Otto Kernberg:

“In circostanze patologiche, come la patologia narcisistica grave, lo smantellamento del mondo interno di relazioni oggettuali può portare all’incapacità di desiderio erotico, accompagnata da una diffusa, non selettiva e perpetuamente insoddisfatta manifestazione casuale di eccitazione sessuale, o perfino dalla mancanza di una capacità di eccitazione sessuale.”

L’incapace di amare talvolta si tormenta per ciò che è divenuto; talaltra invece se ne fa un vanto, perché la sua resistenza alla lusinga è – secondo lui – una superiore prova di forza; infine, altre volte ancora vive in una razionalità così astratta da non accorgersi nemmeno della solitudine dell’anima e della aridità del cuore che ha generato dentro di sé.

Intuibile che la patologia narcisistica cui fa riferimento Kernberg ha almeno due possibili sviluppi: uno sul versante ossessivo coincide con l’uomo – o la donna – che vive in un suo ordine solitario, rigido ed efficiente e più o meno relazionato (l’incapace di amare può essere un single, ma anche un uomo o una donna che vive in famiglia, ma che non degna più il partner delle proprie attenzioni giudicando la sessualità e l’amore delle inutili e scomode perdite di tempo o attività noiose, prive di senso o vagamente disgustose); l’altra è sul versante dell’isteria, dove l’incapace di amare oltre a ostentare indifferenza, può talvolta intrappolare i suoi partner in tormentose dinamiche nelle quali ora avvengono inattese fusioni sentimentali, spesso accompagnate da appassionate manifestazioni di tenerezze, cui seguono repentini distacchi, un fare freddo e scostante, talvolta contrassegnato dal disprezzo.

Chi vive in questa strana condizione esistenziale è qualcuno che ha individuato nell’amore la maggior fonte di sofferenza umana o, per via di traumi subiti, della sua personale sofferenza e ha deciso di non soffrire mai più. Talvolta è stato un bambino deprivato di amore in età nelle quali poteva avvertirne la mancanza e perciò soffrirne, oppure un bambino o un adolescente intenzionalmente trascurato, non amato o anche trattenuto in un rapporto ora seduttivo ora rifiutante. Altre volte, cresciuto fiducioso, è andato incontro a lunghe sofferenze sentimentali in età adulta. Altre ancora, illuso di poter realizzare nel mondo scopi di ordine superiore e deluso in profondità in questa aspettativa, rinuncia alla vita e fa pagare all’innamorato/a il prezzo di questa catastrofica delusione.

In termini più generali, egli ha smesso di credere nell’affidabilità degli esseri umani e nella capacità retributiva e restaurativa della fiducia e dell’amore. In modo più o meno consapevole, ha abbracciato l’ideologia anestetica contemporanea, intesa a far sentire forte, superiore, colui che relega la passione nell’altro, riservando per sé il ruolo del bell’indifferente, dello spassionato razionale, dello sprezzatore dell’umana vulnerabilità.

La mia esperienza umana e clinica mi suggerisce che questa condizione esistenziale va sempre più costituendo il “doppio speculare” della soggettività contemporanea. Per un verso animata da innumerevoli e frenetici desideri, l’umanità attuale va per altro verso elaborando una strategia di difesa per la quale ogni desiderio – ma soprattutto i bisogni relazionali – sono trappole da evitare.

Esce da questa patologia – invisibile in un mondo che la invidia e la favorisce – solo chi vuole uscirne e accetta l’idea che coraggioso non è chi reprime il desiderio, ma colui che accetta il rischio esistenziale di vivere fino in fondo le qualità specifiche della natura umana, fra le quali fa spicco proprio quella capacità di immedesimarsi, fondersi ed amare da cui l’anoressico sentimentale rifugge con disgusto e con paura.

 

Tratto da qui.

Qualcuno conosce un buon analista?

 

June 11

Vizio di sostanza

2199597734_c9bf224c85_o.jpg Sostanza picture by Enripoppins

 

"A me m'ha sempre colpito questa faccenda dei quadri. Stanno su per anni, poi senza che accada nulla, ma nulla dico, fran, giù, cadono. Stanno lì attaccati al chiodo, nessuno gli fa niente, ma loro a un certo punto, fran, cadono giù, come sassi. Nel silenzio più assoluto, con tutto immobile intorno, non una mosca che vola, e loro, fran. Non c'é una ragione. Perché proprio in quell'istante? Non si sa. Fran. Cos'é che succede a un chiodo per farlo decidere che non ne può più? C'ha un'anima, anche lui, poveretto? Prende delle decisioni? Ne ha discusso a lungo col quadro, erano incerti sul da farsi, ne parlavano tutte le sere, da anni, poi hanno deciso una data, un'ora, un minuto, un istante, è quello, fran. O lo sapevano già dall'inizio, i due, era già tutto combinato, guarda io mollo tutto tra sette anni, per me va bene, okay allora intesi per il 13 maggio, okay, verso le sei, facciamo sei meno un quarto, d'accordo, allora buonanotte, 'notte. Sette anni dopo, 13 maggio, sei meno un quarto, fran. Non si capisce.
É una di quelle cose che è meglio che non ci pensi, se no ci esci matto. Quando cade un quadro. Quando ti svegli un mattino, e non la ami più. Quando apri il giornale e leggi che è scoppiata la guerra. Quando vedi un treno e pensi io devo andarmene da qui. Quando ti guardi allo specchio e ti accorgi che sei vecchio."


Alessandro Baricco, Novecento

 

Sono Molto triste.

Non riesco a capire cosa mi succeda dentro, ma ho mollato.

Anche stavolta, non ce l ho fatta.

Ci ho messo tutto il cuore, tutto l’impegno, ma ad un certo punto fran.

Non ci credevo piu’, non credevo che le cose potessero cambiare nonostante forse in parte lo erano.

Non riesco a gestire tutti i problemi e le domande sul futuro. Non riesco e vedere un futuro sereno a breve termine, e temo di non farcela piu’ con tutta questa sofferenza.

Lui per me e’ una persona particolarmente speciale, non e’ una persona qualsiasi. E’ in assoluto la persona con la quale maggiormente, nella mia vita, io sia riuscita a farmi vedere pe cio’ che sono. La persona con la quale c’e’ stata maggiormente vicinanza, il che e’ raro. Nonostante la mia solarita’, allegria, io sono una persona piuttosto ermetica..

Il problema e’ che abituata a recitare per una vita, che tutto vada bene, che ce la fai, ad un certo punto ci credi, ma non e’ reale. Primo o poi, Fran

Me ne aggorgo solo troppo tardi.

Quando improvvisamente mi sento spenta.

Quando non so cosa dire.

Lui ha un brutto carattre, ma questa nn e’ una colpa.

Io sono una persona complicata, non credo, che questa, sia una colpa.

Semplicemente credo che io e lui, cosi come siamo,  per arrivare a darci la mano dobbiamo tendere troppo tutti I muscoli fino allo stiramento. Ed eccomi qui, ora, con le ossa rotte.

Ho pianto troppo, in questa storia e non ho piu' lacrime.

Mi dice che non saro’ mai capace di essere una buona madre, perche’ sono ancora troppo figlia.

Mi dice che ho mollato di nuovo, che lui e’ cambiato in questa nostra storia, ed io non mi sono mossa di un centimentro.

E’ vero, sono megalitica. Come dargli torto.

Ma davvero nn sono cambiata neanche un po’?

Davvero stavolta e’ la triste replica di tutte le altre storie in cui, ad un certo punto, io faccio bagagli e bagaglini e dico, mi spiace, e’ stato un piacere?

 

Io non lo so.

Eppure non mi sento  di dire che lui non abbia ragione.

Se quello che dice fosse vero?

Se avessi tanti sogni e fossi semplicemente non in grado di realizzarli per vizio di sostanza?

 

 

Lo penso intento a sistemare i cuscini del grande divano, lo penso nel sua angolo a guardare fox crime con me. Lo penso a Lisbona, con la guida alla mano, e mi manca.

Eppure, non sono felice.

 

Devo ricordarmi, che non si puo’ vivere di rendita, che i problemi ci sono e sono reali, che ho vissuto gli ultimi mesi con una pesantezza ed una difficolta’ indicibile, e forse ora, sono stanca.

Si lamenta perche’ faccio troppo poco spesso l’amore. Si e’ lamentato cosi’ tanto che credo andro’ da uno psicologo per capire se in me c’e’ qualcosa di sbagliato.

Mi piace fare l’amore. Mi piace fare tante altre cose pero’, e la fisicita’ non e’ una mia priorita’, non in questo momento.

Quand'ero piu' ragazza, il sesso, l'amore fisico, era onnipresente, un'arma di seduzione e di conquista. Sono cresciuta ora, e sento di non averne piu' bisogno.

 

O forse no, ho qualche problema davvero.

Forse sono storta io, anzi, probabile a questo punto.

Eppure non riesco a vivere serena pensando che cio’ che sono e’ sbagliato.

 

Che cura esiste, all' errore di sostanza?

June 10

Destra o Sinistra?

 

BAMBINI A SINISTRA

Chi dice ai bambini
dovete pensare a destra
è di destra
chi dice ai bambini
dovete pensare a sinistra
è di destra  
Chi dice ai bambini
non dovete pensare affatto
è di destra
chi dice ai bambini
quel che pensate è indifferente
è di destra
Chi dice ai bambini
quello che lui pensa
e dice loro anche
che vi potrebbe essere qualcosa di sbagliato
è forse
di sinistra.

Eric Fried

 

Destra o Sinistra?

 

BAMBINI A SINISTRA

Chi dice ai bambini
dovete pensare a destra
è di destra
chi dice ai bambini
dovete pensare a sinistra
è di destra  
Chi dice ai bambini
non dovete pensare affatto
è di destra
chi dice ai bambini
quel che pensate è indifferente
è di destra
Chi dice ai bambini
quello che lui pensa
e dice loro anche
che vi potrebbe essere qualcosa di sbagliato
è forse
di sinistra.

Eric Fried

 

June 05

Leggendo qua e la...

Trovato sul blog su un amico...
Mi ha colpito, e' molto intenso, lo copio qui.
 
LEI:"Tu non ti accorgi di nulla perchè bruci la vita nel tentativo di recuperare il bene del quale ti ritieni rapinato, senza badare all'amore che ti scorta passo passo, temerario e fedele.Sono stata il tuo angelo custode... [] in quella boite nella quale ti eri rintanato fra gente orrenda, perchè è un sollievo frequentare cattive compagnie, o annullarsi nel gioco, trastullarsi con i vizi, fingere di essere uno scapestrato, pur di sottrarsi a quella che a te sembra un'ingiuria, mentre è la semplice e logica conseguenza dell'essere nati azzurri in un'epoca grigia: dover resistere agli assalti degli spiriti meschini e assistere al trionfo dei mediocri. Non sei il primo nè l'ultimo... [] ...Io ero come te! Il nostro amore avrebbe ridipinto il mondo. Ma tu tenevi gli occhi a terra, scavavi in te stesso, cercavi il tesoro che non c'è e non poteva esserci, perchè quel tesoro lo possiede solo l'altro, e ti viene offerto nella luce, mai nell'ombra; tu eri troppo intento a sacrificare la tua parte più nobile al demone dell'assenza per accorgerti della mia presenza, e del tesoro d'amore nato con la tua nascita, affiorato da sempre, ma visibile solo a noi!...[]... Non potevo essermi sbagliata, avevi il marchio, un segno azzurro, mi amavi anche tu, ne ero certa, per questo ti raggiunsi sulla porta e ti dissi: "Mi piaci così tanto, portami via"!
 
LUI: "No cara, mi chiedesti:"Se ti piaccio così tanto, perchè non mi porti via?". Un guanto in faccia, una sfida; da te non potevo accettarla....[]...Mi sono sentito perduto"
 
LEI: "Ti dissi:"Mi piaci così tanto, portami via", sei parole, un punto. Sei così sicuro di padroneggiare il francese?"
 
Una vertigine irruente come un'onda anomala mi ha rovesciato l'anima. Un equivoco. La più insolente delle incomprensioni, un banale tranello linguistico. Per un equivoco avevo eretto la mia torre solitaria, per un equivoco la vita di Veranne e la mia si erano scisse, trincerandosi dietro fossati invalicabili di acque stagnanti, colmi di dolori inutili, amicizie tradite, matrimoni sbagliati: per un equivoco! Un interrogativo immaginario, un punto di domanda rovesciato che si era trasformato in amo pungente, un gancio che cattura gli amanti predestinati, riducendoli a prede di quel pescatore d'infelicità che siamo noi stessi quando restiamo soli.
Diego Cugia - L'incosciente (oscar mondadori)
 
 
Credo che leggero' il libro, tra una bestemmia e l'altra seguendo quotidianamente gli aggiornamenti sul nostro governo circense.
 
May 13

Cercasi Botanico/Giardiniere/Shamano disperatamente

Dunque,
 
sebbene felicissima della fioritura dei miei giardini pensili del 7 piano, mi trovo con un paio di disastrosi eventi che hanno colpito le mie bimbe e che nn riesco a fronteggiare nonostante l'aiuto del quippresente/onnipotente/onnipresente mezzo internet.
 
Vi spiego...
 
il mio diluisopra  superbalconcino di borgata ha 3 piante colpite da depressione, infelicita', tristezza.
 
Premesso che...i miei geranei sono bellisimi...
 
 
La lavanda e le erbe aromatiche in gran forma...e il mio limone dato per spacciato praticamente un leone..
 
 
e che  la oramai morta Lantana e' resuscitata miracolosamente per un intervento travasoso e ringalluzzente....
 
 
 
Ho 3 grandi guai.
 
Sono disperata.
 
 
1- la mia Bouganville tende a perdere fiori, e le sue foglie si spezzettano come la carta.
Io l 'acqua ce la metto, sissi, non troppa, QB, senno mi viene il Marciume radicale. 
Concimata 2 settimane fa con prodotto specifico, reinvasata 1 mese fa, esposta sud ovest, bella soleggiata, ma non troppo...
 
....sta malissimo!
 
 
 
 
 
2- Inoltre....c'e una pianta con dei carinissimi fiori violeti, che ho visto spesso in Puglia E DI CUI NN SO IL NOME, CHE MI HA PERSO I FIORI E SEMBRA SIA TRISTISSIMA SULLE PUNTE...che faccio provo il Viagra come ultima spiaggia?
1- QUALCUNO SA COME SI CHIAMA LA PUPA? Mi sta tutta moscia moscia...ho provato con piu' acqua...con meno acqua...nada de nada...
2- QUALCUNO CONOSCE LA CURA CONTRO CIO' CHE SENTRO LA SUA INELUTTABILE MORTE?
 
 
 
 
 
3-Poi..ultimo caso disperato...anche di questa nn conosco il nome (sara' per questo che mi si rattrista?)
mi si sta seccando un arbustiolo meraviglioso,con foglioline piccolissime e fiori azzurri tenerissimi....qualcuno lo riconosce e sa aiutarmi?
 
 
E' tutto rinseccchito...
 
Premessa che annaffio delicatamente, praticamente poco poco tutti i giorni, che i balcini sonosoleggiati e concimo e travaso ogni primavera...
 
 
Vi prego...
 
qualcuno salvi il mio giardinoooooooooooooooooooooooo!
 
 
 

 
April 22

Cari Studenti, vi odio.

VI ODIO, CARI STUDENTI (1968)

di Pier Paolo Pasolini

 Avete facce di figli di papà.

Vi odio come odio i vostri papà.

Buona razza non mente.

Avete lo stesso occhio cattivo.

Siete pavidi, incerti, disperati.

Benissimo! Ma sapete anche come essere

prepotenti, ricattatori, sicuri e sfacciati:

prerogative piccolo borghesi, cari.

Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte

coi poliziotti,

io simpatizzavo coi poliziotti.

Perché i poliziotti sono figli di poveri.

Vengono da subtopie contadine o urbane che siano.

Quanto a me, conosco assai bene,

il loro modo di essere stati bambini e ragazzi.

Le preziose mille lire, il padre rimasto ragazzo anche lui,

a causa della miseria,

che non da autorità.

La madre incallita come un facchino,

e tenera, per qualche malattia,

come un uccellino,

i tanti fratelli;

la casupola,

fra gli orti con la salvia rossa (i terreni altrui, lottizzati).

I bassi sulle cloache e gli appartamenti nei grandi

caseggiati popolari ecc. ecc.

E poi guardateli come li vestono: come pagliacci,

con quella stoffa ruvide che puzza di rancio,

fureria e popolo.

Peggio di tutto, naturalmente,

è lo stato psicologico in cui sono ridotti (per una quarantina di mille

lire al mese): senza più sorriso,

senza più amicizia col mondo,

separati,

esclusi (un tipo di esclusione che non ha uguali)

umiliati dalla perdita della qualità di uomini,

per quella di poliziotti

(essere odiati fa odiare).

Hanno vent’anni, la vostra età, cari e care.

 

 

Lo so, non sembra attuale. Io amo questo intervento di Pasolini, e' un uomo che mi fa riflettere profondmente.

Cio' che apparente non e' condivisibile, io sento di condividerlo.

Mi piace molto vedere i nostri studenti oggi, attivi nelle scuole, nelle Universita'. Quello che non mi piace e' che ancora una volta, come nel 68', non ci sia un progetto comune reale di cambiamento, o piu' correttamente, sento il desiderio, ma non vedo una grande progettualita' che non sia legata a questa o a quell'altra bandiera.

Diciamo che lo so, devo imparare ad accontentarmi di questi sprazzi di idealismo giovanile, senza necessariamente aspettarmi una coerenza temporale nel quotidiano.

Si va in giro a fare Lotta Sociale, ma ancora non sento una rivoluzione culturale. Pochi conoscono la storia, ancor meno  la amano.

Si va in piazza a San Lorenzo a fare i frikkettoni di sinistra e ci si sbomballa di canne e cannoni perche' fa radical, secondo loro, cretini, secondo me.

Ecco, se potessi auspicare ad un cambiamento, non lo farei sotto un vessillo politico, ma sotto l'isegna della conoscenza storica, il baluardo degli ideali, la consapevolezza degli erroi, la volonta' di non ripeterli.

Ecco, manca qualcosa. Piu' di tutto manco io in questa battaglia per una vera cultura dell'umanita'. Il fatto e' che non so dove mettermi, non trovo un posto adatto a me in quella rivoluzione culturale che molti urlano al sangue, se non tra le riflessioni pubbliche di un blog privato, o nella mia ricerca quotidiana di valore.

Trovatemi unposticino per favore, mi sento stretta in una "rete".

April 16

In memoria - 9 Aprile 2009

 

Caro Papa'.

Ti scrivo per dirti che ti voglio bene, per dirlo al mondo.
Per raccontare la storia ordinaria di un uomo straordinario.
Caro’ Papa', non sei stato un uomo semplice, non sei stato il marito supereroe delle fiction americane. Sei stato il padre perfetto per me, ovvero “perfettamente dotato.”

Guardami ora papa', quanto sono cresciuta, quanto sono diventata forte, quanto voglia ho di conoscere il mondo, di capirlo, di dargli un senso. E' lo stesso tuo cuore che mi porto dentro. Grazie papa'.

Ora so che abbiamo legato le nostre vite affinche con il poco tempo che ho, possa aggiungere un altro pezzetto di consapevolezza alla tua ricerca del senso della vita.
Tu l’ hai cercata in mare aperto, nel buono e nel cattivo vento. L’hai cercata nella teoria ultima del cosmo, nell’universo elegante, nelle stelle che amavi guardare veleggiando di notte verso una meta in mezzo al mare. L’hai cercata a lungo, tra microprocessori e impianti elettrici sofisticati, tra le tue piante, cosi saggiamente, umanamente e scientificamente curate, le hai cercate in un bullone da avvitare, in una drizza da tirare, in una vela da issare. L'hai cercata nel volo con gli ultraleggeri, nella creazione di programmi di navigazione satellitare, nei paccheri al sugo che non va' passato, nelle macchine da corsa e nel gran premio, nelle partite a pallone con gli amici sull' Appia antica. L’hai cercata nelle tua mani capaci di creare meraviglie: una casa fatta d te, con dedizione, pazienza, diligenza. L'hai cercata nel fare da te il tuo sito di scuola di vela : un sogno, un progetto bellissimo. L'hai cercata nel tuo amore maldrestro a volte, profondo, per la mamma, adorata stella Gemma, con le sue estesioni marine e galleggianti...Gemmina Duex, Gemmina Blues, la tua Gemma.

Caro padre, mi lasci con un compito grande, una sfida enorme: continuare la tua ricerca del senso della vita non sara' facile, perche' non ho la tua intelligenza che ancora mi sorprende. Si mi sorprendo sempre di te. Io che pensavo che eri un genio si, ma umanamente poco abile, mi sono dovuta ricredere anche su quello. Sei stato, in questo ultimo anno che mi hai voluto regalare, un padre straordinario. Non dimentichero' la tua pasta e fagioli al forno, con le tua mani per mio compleanno, e le tue verdurine sminuzzate con scientificita' mentre mi raccontavi che la perfezione di un piatto, nasce dalle cura con cui ogni singolo ingrediente si prepara. Non dimentichero' che il basilico rilascia il suo aroma nell’olio, e il prezzemolo nel acqua, e che quindi e’ inutile soffriggere quest'ultimo.

Non dimentichero’ che cio’ che conta, e’ la volonta'. Me lo dicevi spesso ultimamente, ed io quasi mi arrabbiavo poiche’ pensavo fosse un rimprovero. Ora so, che tu sai, che io ne ho da vendere, cosi come te, cosi insicuro di non essere abbastanza perfetto per comprendere il mondo. Ti arrabbiavi, e questo papa’, l' ho sempre saputo, accadeva perche' non sempre sentivi il tuo valore. Allora hai legato la tua vita alla mia affinche' io trovassi la strada per conoscere il valore, per sentirlo in me, per raccontartelo.

Un uomo scriveva…"accadono cose che sono come domande"…

Con la tua morte hai sugellato questo patto con me, di ricerca del valore, del senso del mondo, perche’ papa’, come tu sospettavi, il senso c'e’, ed io lo sento avvicinarsi nel mio cuore ad ogni passo che compio in questa vita meravigliosa, dura, che mi hai regalato.

Che onore essere tua figlia, che onore sapere che tu dicevi a tutti che ero come te.

Caro padre, ti scrivo per dirti di stare tranquillo, perche' ho preso in carico il compito che fin da subito,da piccina, mi hai assegnato, senza che io lo capissi, senza che neanche forse, lo capissi bene tu.

Trovero’ la risposta, a tutte le tue domande. Mi sfidero' per vedere oltre i limiti di questa perfetta imperfezione umana, e te la regalero'.

Papa’, cado ogni tanto lo sai. Cadevi anche tu e ti rialzavi ruggendo. Ammetto che spesso i tuoi ruggiti mi spaventavano, perche' io sono tanto di te, ma anche tanto della mamma, e quindi lo sai, sono anche un po'’ delicata”.

Grazie Papa’, per questo splendido regalo, per la forza che mi hai donato col tuo sangue e la tua carne, per la tua caparbieta', i tuoi limiti che sono poi i miei, e che mi fanno sentire perfetta cosi’ come sono.
Papa’, eri un omone e ancora mi stupisco della leggerezza dei tuoi passi. Avevi una rara eleganza. Un uomo ingombrante, un uomo enorme, con movimenti veloci e agili, a volte buffi e maldestri, ed una rara, rarissima eleganza. Ti guardavo papa’ ,solo un paio di mesi fa al supermercato mentre sceglievi la farina giusta per una nuova avventura alla ricerca della ricetta della vita.

Ti sorrisi di spalle, ora lo sai.


Papa’ , grazie Papa’ per avermi dato la possibilita' di cercare il senso del mondo. E’ una missione straordinaria, non ti deludero'.
Sono fiera di te, ed ora so, che tutto il male che sentivo con te, che sentivo da sempre, era l' inizio di una impresa fantastica a cui dovevo prepararmi.

Papa', caro amatissimo padre, io saro' gioia, la mia vita lo sara' perche' ti dico che un piccolo pezzetto di quella consapevolezza che cercavi, me l' hai donata tu, con la tua morte.
E’ troppo breve la vita per sprecarla recriminando, per guardarsi indietro. Io guardo avanti, un piccolo passo in avanti ogni giorno verso tutti, ma proprio tutti i miei sogni. Io sono felice papa’, che tu lo sappia, della mia vita: quanto sono fiera di cio’ che sei stato, sei e sarai sempre per me. Io rispondero' a tutte le tue domande, e se non tutte, chissa', forse un figlio mio un giorno, continuera' per noi, come io faro’ per te.

Padre, amatissimo padre, ora che posso sentirti senza l’umana percezioni dei limiti e del tempo, ora che pui sentirmi tu, sappi che ti perdono tutte le malefatte, perche' so ora cio' che tu non sapevi bene: erano il mio senso. Papa’, sono grande ormai, ma a tuo confronto mi sento come un cucciolo di leone. Si papa’ sono un piccolo leoncino, che ruggisce e che a volte spaventa, ma ho il cuore dove deve stare, al centro dell’universo, al centro del mondo, al centro del tuo cuore e “ perfettamente dotato”.


Papa’, ho ereditato tutti o quasi i tuoi difetti. Sono saccente, arrogante, logorroica, a volte un po' pesante. Sono rabbiosa e poco propensa alla vita della formichina parca. Eppure ho tanti tuoi pregi. Sono buona papa’, sono una che si fa domande. Sono ironica, a volte sarcastica, come te. Avevi quel sorriso cosi bello che stento a credere lo avessi portato con te anche dopo la morte. Eppure, umanissimo padre, sorridevi, nel bel telo di lino amorevolmente scelto dalla mamma, con le tue orchidee e i tuoi sigari toscani accanto. Sorridevi nella morte, alla morte, alla vita piena e straordinaria che hai vissuto. Ad un uomo normale non sarebbero bastati 140 anni per fare e divenire tutto cio' che tu sei, oggi nei tuoi ultimi 59 anni. Prezioso il tempo papa’, non ne perdero'... e tu aiutami quando mi perdo, per tornare velocemente a camminare su "quel sentiero meno battuto, che fara 'la differenza".

Caro padre, hai avuto piu' senso di quanto tu stesso riuscissi ad immaginare. Sono fiera di essere cio' che sono e sono fiera di essere tua figlia. Grazie per tutte le foto meravigliose che ci hai lasciato della nostra infanzia, a me, la mamma, fratello e piccola sorella.  Eri tante cose, anche questo. Un fotografo straordinario, capace di catturare l’attimo vero del mondo. Papa ', come tu ben sai, noi siamo energia, e l'energia non si distrugge, piuttosto si trasforma. Ti sento, Papa', ti sento forte.

Papa’, non mi dimentichero' dei tuoi difetti, che a volte sembravano imperdonabili, perche' e' bene che io ricordi, cio' che puo' ferire.

Perche’ io sia una persona, un genitore, se la vita lo vorra’, che fa un errore di meno, anche solo uno, di quelli che hai fatto tu, e che un figlio mio, ne faccia ancora uno di meno di me.

Belli gli errori Papa’. Pieni di senso i tuoi, cosi’ i miei.

Papa’, ci siamo ritrovati in tempo. Grazie di essere tornato a prendermi per affidarmi questo compito difficilissimo. Ora so, che dietro quell' orizzonte che scrutavi in mezzo al mare, non cercavi terra, ma il limite oltre il limite. Ora lo so, che tendiamo a vivere la vita concentrandoci sui limiti, perche' e’ umano, ma che c'e' molto altro dietro questa umanita': e' grandioso papa, vivere in un universo capace di arrotolarsi nelle dimensioni spazio-tempo di Calabi Yau, oltre il limite.

Papa', mi hai voluto fare anche un ultimo regalo. A te che non perdonavo di avermi lasciato sola e non essere venuto a vedermi sul palco a quel musical di cui ero protagonista a 12 anni, hai voluto salutarmi rifacendoti, venendo al mio primo concerto solo 2 mesi fa. Che orgoglio, che gioia, che emozione, vederti li con la mamma.
Ti regalero’ questo concerto a cui tu tenevi cosi’ tanto a partecipare. Lo faro’, amandoti oltre la morte, cantando per te oltre i miei limiti umani, perche' tu sia fiero di me come sempre, perche' il mio canto di gioia per essere parte di te e della tua straordinaria missione di voyager dell' universo, esploratore incallito di tutto cio' che e’ vita e oltre, ben oltre quella, ti arrivi forte e chiaro.


Caro, amatissimo padre.


Caro padre, amante degli Urania, di Asimov, dei “Al Confine della realta’”, saro’ il tuo tenete Spock, e tu il mio capitano Kirk, in questo viaggio che attraversa la dimensione spazio-tempo.
Ora lo so, alla fine, al di la di ogni nostra limitata umana percezione, e’ solo amore quello che rimane.

E' solo amore quello che rimane.

 
April 08

Diario postumo di un flessibile

Diario postumo
di un flessibile



di LUCIANO GALLINO

 

GLI STUDI storici sulla civiltà italica del terzo millennio hanno fatto un importante passo avanti con la scoperta del diario d'uno sconosciuto vissuto nei primi decenni dell'epoca. Un esame preliminare dei suoi contenuti ci ha indotto a ritenerlo opera d'un "uomo flessibile", categoria numerosa a quei tempi. In effetti disponevamo già d'una massa ragguardevole di documenti relativi al Culto della Flessibilità allora diffuso. Articoli, saggi, fossili di filmati tv, pergamene d'accordi internazionali come quello famoso tra Italia e Gran Bretagna di inizio millennio, attestano come la venerazione della Flessibilità fosse una delle occupazioni principali di quelle popolazioni.

In ogni settore della vita sociale, culturale, politica, financo economica, esse parevano anteporre tale culto ad ogni altro impegno o pensiero. Per la verità, i ricercatori non sono finora riusciti ad appurare se la Flessibilità fosse creduta essere, o si volesse far credere che fosse, spirito, sostanza, persona, archetipo collettivo o logo pubblicitario. Questo diario d'un uomo che pare praticasse la Flessibilità, per convinzione o per obbligo, permette comunque di comprendere meglio quale incidenza essa avesse nella vita quotidiana. Il diario copre un arco di parecchi anni. Ne riportiamo alcuni brani.

Ottobre 2001. A me la flessibilità piace. Mi lascia libero di organizzare il mio tempo. Sono indipendente. E poi si incontrano facce nuove. Lavorare in aziende sempre diverse è una bella esperienza. Mi arricchisce la professionalità e mi permette anche di spenderla meglio. È vero che ogni tanto devo chiedere soldi ai miei per andare in discoteca, perché tra un lavoro e l'altro magari passa qualche mese. Ma insomma, se penso a loro che han passato tutta la vita nello stesso barboso posto, io son molto più soddisfatto.

Giugno 2005. La ditta in cui ho lavorato tre mesi m'ha rinnovato il contratto per altri sei. Giusto un paio di giorni prima che scadesse l'altro. Si vede che mi apprezzano. Certo che se me lo dicevano un po' prima avrei gradito, perché mi risparmiavo di girare le agenzie e passare nottate in Internet per vedere se trovavo un altro lavoro.

Gennaio 2006. La mia compagna S. vorrebbe fare un figlio. Pure a me piacerebbe. Però è anche lei una flessibile - sta facendo un tempo parziale - e se dovesse capitare che restiamo tutti e due senza lavoro, tra un impiego e l'altro, non ce la faremmo. Dunque meglio aspettare. Siamo ancora giovani.

Marzo 2009. La ditta in cui lavoro da sei mesi m'ha rinnovato il contratto per altri tre. Il capo del personale dice che per adesso, in attesa del giudizio dei mercati sui loro prodotti, non possono fare di più. Ma invita ad avere fiducia. Altri hanno avuto prima o poi il tempo indeterminato. Visto che dove lavoro io siamo almeno duecento, gli domando quanti sono. Potrebbero essere addirittura il venti per cento, risponde, facendomi due o tre nomi.

Maggio 2010. Insieme con S. sono andato in banca. Vorremmo comprarci un alloggetto. Anche se alla fine non lavoriamo in media più di otto o nove mesi all'anno, guadagniamo abbastanza. Però avremmo bisogno d'un prestito o d'un mutuo. L'impiegata sta a sentire, fa qualche domanda, poi dice che non si può. I prestiti o i mutui si concedono soltanto a chi ha un lavoro stabile. Per consolarci ci confida che nemmeno lei, impiegata di banca, potrebbe avere un mutuo. È una temporanea.

Novembre 2014. Dopo sette rinnovi consecutivi di vari tipi di contratto - un paio di interinali, tre o quattro a tempo determinato, altri due CCC, cioè di collaborazione coordinata - la ditta mi ha proposto un contratto a tempo indeterminato. In cambio mi chiede soltanto, per via della flessibilità, di rendermi disponibile al lavoro a turni, sei ore comprese in un qualsiasi intervallo tra le 7 e le 24, in qualunque giorno, sabato e domenica inclusi. Ogni settimana l'orario del turno può cambiare. Naturalmente loro si impegnano a farmi sapere quale sarà il mio orario con almeno due o tre giorni di anticipo. Naturalmente ho accettato.

Gennaio 2015. Ho saputo da un biglietto di S. - adesso facciamo turni con orari diversi, così ci lasciamo messaggi sulla porta del frigorifero - che il medico le ha detto che se vuole avere un figlio dovrebbe sbrigarsi. A 35 anni una donna è anziana per avere un primo figlio. Lei però è ancora indecisa. Adesso ha un CCC, ma sta per scadere e non ha ancora trovato altro. E se non lavora lei non paghiamo l'affitto, altro che il latte in polvere e una tata. Ci vorrebbe una legge apposta, per le madri flessibili.

Luglio 2016. Mia madre vorrebbe sapere con precisione quale lavoro faccio. Per dirlo ai parenti, agli amici che chiedono notizie. Sostiene che la mette a disagio non poter rispondere che suo figlio, per dire, fa l'elettricista, o l'impiegato all'anagrafe, o il disegnatore di dépliants. Vorrei risponderle, perché ormai ha l'aria proprio vecchia. Il fatto è che, dopo tanti lavori, non lo so nemmeno io chi sono, che cosa sono. Da qualche tempo mi fa male la schiena. Ho prenotato una visita.

Luglio 2018. Dato che bisogna essere previdenti, ho chiesto a un'esperta a quanto potrebbe ammontare la mia pensione. M'ha parlato di ricongiungimenti, casse separate, regime contributivo, e dello sbaglio d'aver cambiato tante volte lavoro e azienda. Posso aspettarmi, in conclusione, una pensione pari a circa un terzo di quello che prendo al mese, quando lavoro. Ma con una pensione pari a un terzo dello stipendio mica si vive. Quindi le ho chiesto cosa dovrei fare per aumentarla. Dovresti investire almeno un terzo di quello che guadagni in un fondo integrativo, ha detto.

Settembre 2018. Non sono ancora riuscito ad andare dal medico. Ogni volta che faccio la prenotazione, capita che sono di turno.

Dicembre 2018. La ditta, di cui ho sentito che sta andando benissimo, mi ha licenziato. Ho protestato, ricordando che il mio contratto era a tempo indeterminato. M'hanno spiegato gentilmente che da quando lo statuto dei lavoratori è stato abolito, indeterminato significa soltanto che è l'azienda a decidere quando il contratto termina.

(Mese illeggibile del 2022). Quest'anno sono riuscito a lavorare soltanto sei mesi. Le aziende mi fanno difficoltà perché, alla mia età, non ho abbastanza formazione. I giovani che arrivano adesso dalla scuola sono più preparati e flessibili. Per fortuna nell'azienda in cui lavoro adesso ho ritrovato F., ex compagno di scuola. È diventato capo settore, un uomo importante. Gli ho chiesto com'è riuscito a far carriera. Beh, dice, ho cercato di restare nella stessa azienda il più a lungo possibile. Se uno salta di qua e di là, da un posto all'altro, mica lo promuovono. Ti pare?

Chiudiamo qui, per ora, il diario dell'uomo flessibile. Come ben sanno gli storici, le cause del rapido declino della civiltà italica del terzo millennio d. C. sono tuttora avvolte dal mistero. L'ipotesi d'un avvelenamento collettivo da piombo delle condotte d'acqua, già affacciata per spiegare il crollo d'una civiltà fiorita nello stesso territorio 15-20 secoli prima, va scartata in base alle indagini compiute con i nostri super-spettrografi di massa. Ma sulla base di quest'ultimo ritrovamento, ci pare lecito ipotizzare che il culto della Flessibilità, distraendo ipnoticamente i capi come le masse da ogni altro fine esistenziale, abbia avuto in tale declino un peso non lieve. Le nostre ricerche su questo fascinoso tema proseguiranno.

(20 febbraio 2002)
January 29

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Enica canta a san Lorenzo con gli L.C.D.N
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Data e ora: venerdì, 6 Febbraio 2009 dalle 21.45 alle 1.00
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  ...ecco spiagata in parte l'assenza dal blog...un po impegnata col le prove...

...tutti invitati...vicini e lontani...quelli lontani li terro' nel cuore...

: )

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October 27

La Legge di Bolzmann

 

 "Caro, qualcuno te la tradurrà. e naturalmente mi dispiace che per conoscerne il contenuto tu debba ricorrere a un interprete cioè a un testimone, anzi un giudice, della nostra storia. Se potessi, la scriverei in francese: lingua che so alla perfezione. Ma non posso. Non voglio, non devo, e non è colpa mia se il caos del signor Boltzmann include la babele delle lingue: il disordine che meglio di qualsiasi altro esprime l'esattezza del suo S=K ln W. L'ho impresso nella memoria, vedi, ti ascoltai bene la notte in cui me ne parlasti. Registrai tutto: dall'angoscia che ti incutono i latrati dei cani randagi e i chicchirichì dei galli impazziti all'incubo della testa decapitata dentro l'elmetto e della bambina schizzata a capofitto nel water; dalla crisi nella quale ti rotoli col timore di essere stato ridotto ad un albero nano al sogno di riprender lo studio della matematica e trovarvi la ricetta per vivere, capire l'incomprensibile, spiegare l'inspiegabile, insomma la risposta all'S= K ln W. La formula della vita. Quel lungo discorso fa parte di me, ormai, e dirò di più: ingelosita dal fascino che il signor Boltzmann esercita sulla tua mente, ho cercato di scoprire chi fosse costui. Sono stata in biblioteca e tra le notizie biografiche, nato a Vienna nel 1844, docente di fisica e matematica all'università di Graz poi di Monaco eccetera, ho trovato un particolare sconcertante: non morì di vecchiaia o di malattia. Morì suicida. (In Italia, guarda che coincidenza. Nel castello di Duino, presso Trieste.) Povero Boltzmann.Forse non resse alla sconforto d'aver dimostrato ciò che anche i neonati intuiscono, l'invincibilità dell Morte, e con coerenza le si consegnò prima del necessario. oppure concluse che oltre a costituire il traguardo inevitabile di qualsiasi cosa o creatura la Morte è un sollievo, un riposo, e le andò incontro per impazienza. Stanchezza. Mi chiedo se potrei imitarlo. E sebbene non escluda che in alcuni casi la Morte sia in grado di offrire riposo e sollievo, sebbene ciò che si pensa o si desidera oggi non corrisponda spesso a ciò che si pensa o si desidera domani e ogni domani sia una trappola di cattive sorprese, Mi rispondo di no. Non credo che potrei imitarlo, andare incontro alla Morte per impazienza e stanchezza. Ammenochè...

No, no. io non mi arrenderò mai, non mi piegherò mai, alla sua invincibilità. Sono troppo sicura che la Vita sia il metro di tutto, la molla di tutto, lo scopo di tutto, e odio troppo la Morte. La odio nella misura in cui odio la solitudine, la sofferenza, il dolore, il vocabolo addio... Sì, il vocabolo addio. V'è qualcosa di perfido nel vocabolo addio, qualcosa di sinistro, di irreparabile. Non per nulla lo dice chi muore, si dice a chi muore. Ecco perchè non voglio udire l'addio-Ninette che pronunceresti se salissi nella camera con le finestre aperte sulla Pineta. Ecco perchè ti lascio questa lettera e non salgo in quella camera. Ecco perchè rinuncio a passare un'ultima notte con te e con le illusioni, gli equivoci, che l'amore fisico si porta in grembo.
"L'amore fisico mi piace, te ne sarai accorto. Ma il motivo per cui mi piace non sta nel brivido con cui ci inebria e ci consegna all'oblio. Sta nella compagnia che ci regala e con la quale ci rincuora, nel conforto che proviamo a possedere un corpo da cui si è attratti: unire il nostro corpo a quel corpo, sentircelo dentro e addosso. Alcuni sostengono che l'amore fisico non è che un mezzo per procreare, continuare la specie, ma si sbaglian di grosso. Se non fosse che questo, gli esseri umani si accoppierebbero soltanto quando hanno un uovo da fecondare cioè come gli animali. (Ammesso che gli animali si accoppino veramente per fecondar l'uovo e basta.) No, l'amore fisico è assai più di un mezzo per continuare la specie. E' un mezzo per parlare, comunicare , farsi compagnia. E' un discorso fatto con la pelle anzichè con le parole. E, finchè dura, niente strappa alla solitudine quanto la sua materialità. Niente riempie e arricchisce quanto la sua tangibilità. Però è anche la più potente droga che esista, la più grossa fabbrica di illusioni e di equivoci che la natura ci abbia fornito. La droga, appunto, dell'oblio. L'illusione che l'oblio duri per sempre. L'equivoco di venir amati con l'anima da chi ci ama esclusivamente col corpo, da chi per egoismo o paura rifiuta le assolutezze dell'amore, preferisce il falso succedaneo dell'amicizia. Il tuo caso. In che modo me ne sono accorta?


Caro, eccettuata la notte in cui mi spiegasti che l'universo finirà con l'autodistruggersi perchè l'entropia è uguale alla costante di Boltzmann moltiplicata per il logaritmo naturale delle probabilità di distribuzione,. Con le parole ci siamo detti assai poco io e te. Col corpo invece ci siamo detti molto, ed io non ho perso una sillba di ciò che dicevi. Il nostro non è che un contatto epidermico, dicevi, un esercizio di sesso, un'appagante ginnastica, un dialogo fra sordomuti. Non mi basta, dicevi, preferisco l'amicizia. Peccato che tu non abbia udito neanche una sillaba di ciò che dicevo io. L'amicizia non può rimpiazzare l'amore, dicevo. L'amicizia è un ripiego effimero, artificioso, e spesso una menzogna. Non aspettarti mai dall'amicizia i miracoli che l'amore produce: gli amici non possono sostituire l'amore. Non possono strappare alla solitudine, riempire il vuoto, offrire quel tipo di compagnia. Hanno la propria vita, gli amici, i propri amori. Sono un'entità indipendente, estranea, una presenza transitoria e soprattutto priva di obblighi. Riescono ad essere amici dei tuoi nemici, gli amici. Vanno e vengono quando gli pare o gli serve, e si dimenticano facilmente di te: non te ne sei accorto? Oh, andando promettono montagne. Magari in buona fede. Conta-su-di-me, rivolgiti-a-me, chiama-me. Però, se li chiami, nella maggior parte dei casi non li trovi. Se li trovi, hanno qualche impegno inderogabile e non vengono. Se vengono, al posto delle montagne ti portano una manciata di ghiaia: gli avanzi, le briciole di sè stessi. E tu fai la medesima cosa con loro. No, a me non basta l'amicizia. Io ho bisogno d'amore. Ho bisogno di amare e d'essere amata con gli obblighi dell'amore, le scomodità dell'amore, le assolutezze e le tirannie dell'amore: l'amore del corpo e dell'anima. Ne e ho bisogno come si ha bisogno di mangiare e di bere, dicevo, ne ho bisogno per sopravvivere. E poi dicevo: amami e lasciati amare, caro. Non sono un'incantevole statua di carne e nient'altro, non sono una stupida che apre bocca solo per gorgogliare let-us-make-love. Sono...

"Chi sono? All'inizio volevi saperlo. Lo volevi con tale forza che, per saperlo,a Junieh frugasti nella mia borsetta. (Vidi, caro, vidi) E la notte in cui mi parlasti di Boltzmann ti accontentai. Ti raccontai chi era mio padre e perchè non posso non voglio non devo parlare francese. ti rivelai chi era l'uomo che amavo e che mi amava col corpo e coll'anima. Ti confessai le ragioni per cui nascondo la mia identità e negli alberghi sostituisco i documenti con laute mance. Poi mi scoppiò un'atroce emicrania,a toccare certi argomenti mi scoppia un'atroce emicrania, e troncai il discorso. Non ricordo se lo troncai con una risata o con un singhiozzo, ma ricordo che lo troncai rifugiandomi nelle tue braccia e che il gesto ti dette fastidio. Ti offese. Bè, se tu volessi ancora sapere, lo riprenderei quel discorso. Ti lascerei addirittura copia delle carte che cercavi nella mia borsetta. Carte che forniscono il mio vero nome e il mio cognome, la mia data di nascita, il mio indirizzo, e che in certo senso riflettono la storia di questa città: passato felice, presente disperato,, futuro assai incerto. Aggiungerei che nel passato felice avevo tutto ciò che una donna privilegiata può desiderare, che nel presente disperato non ho nulla eccetto un'assurda àncora a croce e le troppe cose che posseggo ma disprezzo. (Ingratitudine dei ricchi, lo riconosco... So bene che piangere a stomaco pieno e in una bella cosa è meglio che piangere a stomaco vuoto e in una stamberga... Però e a costo di suonar banale ti rammento che essere ricchi non significa essere fortunati. Tantomeno felici). Ma la tua curiosità per me s'è esaurita, lunedì sera ne ho avuto la prova definitiva, e questo m'autorizza a riassumere il mio ritratto in una battuta: io sono Beirut. Sono una sconfitta che rifiuta di arrendersi, una moribonda che rifiuta di morire, sono un gallo impazzito che canta alle ore sbagliate, un cane randagio che abbaia nella notte. Nè me ne vergogno. C'è tanta infelicità nei chicchirichì di quei galli, c'è tanta vitalità nei latrati di quei cani, e credi: non abbaiano solo per sbranarsi, per conquistare il marciapiede colmo di spazzatura. A volte abbaiano per procurarsi un compagno da amare e da cui essere amati, e se ci riescono diventano i cani più mansueti del mondo. Se non ci riescono e si vedono respingere, invece, rientrano nella loro tana e ci restano. Se non ci restano, è per tornare indietro un'istante: rivolgere a chi non li ha voluti una scodinzolata di blando rimprovero. Infatti si rendono ben conto che il bisogno di amare è un bisogno da lenire in due ma che la sua quantità o qualità non è quasi mai bilanciata, nei due, da simmetria e sincronismo: quando è disponibile lui, non è disponibile lei; quando è disponibile lei, non è disponibile lui... Oppure sono disponibili insieme però a lenire il bisogno di lui basta una sorsata, a lenire il bisogno di lei non basta un fiume, e viceversa. Secondo me l'anatema che Dio scagliò contro Adamo ed Eva cacciandoli dal paradiso terrestre non fu tu-partorirai-con-dolore, tu-lavorerai-con-sudore. Fu: quando-lui-ti-vorrà,tu-non-lo-vorrai; quando-lei-ti-vorrà-tu-non-la-vorrai.


"Dulcis in fundo. ti sarai chiesto perchè scelsi te, ospite ignoto, straniero incontrato a causa di una spinta accidentale, per lenire il mio bisogno d'amore. E la risposta ti ferirà. No, caro, non ti scelsi perchè hai grandi occhi azzurri e un bel viso pensoso e un corpo che attrae: ti scelsi perchè quegli occhi e quel viso e quel corpo resuscitarono in me gli occhi e il viso e il corpo di qualcuno che è morto e che ho molto amato. ti chiederai anche perchè, a dispetto del tuo caparbio respingermi, invece di riamarlo attraverso di te ho amato te. E la risposta ti consolerà. Perchè non si può amare un morto in eterno, la vita lo impedisce anzi lo proibisce, e perchè nella tua cerebrale freddezza tutto in te è così vivo. E' viva la tua crisi, sono vive le tue rivolte, le tue disubbidienze. Sono vivi i tuoi dubbi, i tuoi laceranti sforzi di capire l'incomprensibile, spiegare l'inspiegabile, è vivo il tuo sforzo di negare l'S=K ln W che ti ossessiona. Ma allo stesso modo in cui non si può amare un morto in eterno, non si può amare in eterno chi non ci ama. E da oggi non ti amo più, non ti voglio più. Non ti vorrei nemmeno se tu mi amassi, se tu fossi venuto all'appuntamento per dirmi che hai scoperto di amarmi. Cosa che mi sorprenderebbe, intendiamoci: il signor Boltzmann ti ha influenzato a tal punto che per essere veramente amata da te dovrei morire come... Anni fa lessi un libro che mi infuriò: il romanzo di un uomo non amato che una notte di maggio muore ucciso su un'autostrada. Muore e, pentita di non averlo amato, l'intera città corre al suo funerale. Piangendo dietro la sua bara di cristallo grida: "Vive! Non è morto, vive! Vive vive vive!" Allora lui sorride uno strano sorriso, e sai che cosa vuol dire il suo strano sorriso? Vuol dire che per essere amati a volte di deve morire. No, grazie. Nonostante questo sterminato bisogno d'amore io non sono disposta a morire per essere amata da te.
Soltanto se anelassi al sollievo e al riposo che in alcuni casi la Morte è in grado di offrire potrei imitare il signor Boltzmann, andarle incontro, consegnarmi a lei. Ma in tal caso sarei pazza. Più pazza della pazza che a Chatila canta e balla intorno alla fossa comune...
Ti saluto mio bell'Italiano, mio ex compagno di solitudine. Ti volto le spalle e ti auguro di trovare la formula che cerchi. La formula della Vita. Esiste, caro, esiste. Io la conosco. E non sta in un termine matematico, non è una sigla o una ricetta da laboratorio: è una parola. Una semplice parola che qui si pronuncia ad ogni pretesto. Non promette nulla, t'avverto. in compenso spiega tutto ed aiuta. Tua, anzi non più tua, Ninette."

da "Inshallah", Oriana fallaci

 

 \frac{\partial f}{\partial t}+ v \frac{\partial f}{\partial x}+ \frac{F}{m} \frac{\partial f}{\partial v} =  \frac{\partial f}{\partial t}\left.{\!\!\frac{}{}}\right|_\mathrm{collisioni}

 

Gliela lessi una volta, tanto tempo fa. Pensavo avesse capito.

A volte capita che per spiegare agli altri chi sei ti perdi...

 


Me

 
Rows and floes of angel hair
And ice cream castles in the air
And feather canyons evrywhere
Ive looked at clouds that way

But now they only block the sun
They rain and snow on evryone
So many things I would have done
But clouds got in my way
Ive looked at clouds from both sides now
From up and down, and still somehow
Its cloud illusions I recall
I really dont know clouds at all

Moons and junes and ferris wheels
The dizzy dancing way you feel
As evry fairy tale comes real
Ive looked at love that way

But now its just another show
You leave em laughing when you go
And if you care, dont let them know
Dont give yourself away

Ive looked at love from both sides now
From give and take, and still somehow
Its loves illusions I recall
I really dont know love at all

Tears and fears and feeling proud
To say I love you right out loud
Dreams and schemes and circus crowds
Ive looked at life that way

But now old friends are acting strange
They shake their heads, they say Ive changed
Well somethings lost, but somethings gained
In living evry day

Ive looked at life from both sides now
From win and lose and still somehow
Its lifes illusions I recall
I really dont know life at all
Ive looked at life from both sides now
From up and down, and still somehow
Its lifes illusions I recall
I really dont know life at all.
 
Inchini e fluttuare di capelli d'angelo e castelli di gelato in aria
E canyon di piume ovunque, così vedevo le nuvole.
Ma ora bloccano il sole e basta, piovono e nevicano su tutti.
Avrei fatto talmente tante cose, ma ho incontrato le nuvole.

Ho guardato le nuvole da tutti e due i lati ora,
Dall'alto e dal basso, e ancora, non so come,
delle nuvole ricordo solo le illusioni.
In verita' non conosco affatto le nuvole.

Lune e giugni e ruote di ferryboat, sentire vertigini, voglia di danzare,
come ogni favola diventa realtà; ho guardato all'amore in questo modo.
Ma ora è un'altro spettacolo, e li lasci ridere quando te ne vai
E se t'interessa, non lasciare che lo sappiano, non ti svendere.

Ho guardato l'amore da tutte e due le parti ora,
Da quello del dare e quello del prendere, e ancora, non so come,
dell'amore ricordo solo le illusioni.
In verita', non conosco affatto l'amore.

Lacrime e paure e sentimenti, orgogliosa di dire "ti amo" ad alta voce,
Sogni e schemi e folle di circo, ho guardato così alla vita.
Ma ora i vecchi amici si comportano in modo strano, scuotono la testa e dicono
Sono cambiata.
E Vabbe'... Si perde sempre qualcosa, e qualcosa si guadagna vivendo ogni giorno.

Ho guardato la vita da tutti e due i lati ora,
Dalla vittoria alla sconfitta, e ancora, non so come,
della vita ricordo solo le illusioni.
In verita', non conosco affatto la vita.

No, non conosco affatto la vita.


Joni Mitchell

http://uk.youtube.com/watch?v=JqQlfFuQFXo&feature=related


October 24

La scuola e' finita, andate in pace, 1950

 
"Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura.
Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica,intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di previlegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole , perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi,come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili,si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola previlegiata.
Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare prevalenza alle scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico." Piero Calamandrei
Discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III congresso dell’Associazione a Difesa della Scuola Nazionale, a Roma l’11 febbraio 1950

Ringrazio mia madre che me lo ha fatto leggere.
 
October 17

La questione morale

 
" La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell'amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell'Italia d'oggi, fa tutt'uno con l'occupazione dello stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt'uno con la guerra per bande, fa tutt'uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semmplicemente abbandonati e superati. Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano. Ecco perché gli altri partiti possono profare d'essere forze di serio rinnovamento soltanto se aggrediscono in pieno la questione morale andando alle sue cause politiche. [...] Quel che deve interessare veramente è la sorte del paese. Se si continua in questo modo, in Italia la democrazia rischia di restringersi, non di allargarsi e svilupparsi; rischia di soffocare in una palude. "
 
 La storia siamo noi..."Noi siamo convinti che il mondo, anche questo terribile, intricato mondo di oggi può essere conosciuto, interpretato, trasformato, e messo al servizio dell'uomo, del suo benessere, della sua felicità. La lotta per questo obiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita.
"
 
Non sono comunista, ci tengo a precisarlo e sono forse troppo giovane per averlo conosciuto da ragazza, tuttavia, leggendo le sue interviste, stasera sul web, guardando il video el suo ultimo comizio a Padova, dove nonostante il malore continua a parlare, ho pianto.
 
Un uomo onesto, un uomo di raro spessore morale, un uomo che vorrei oggi sedere nel nostro parlamento, insieme a Moro, Pertini, e tanti altri.
 
Cosi', non serve a nulla ricordare forse, rimpiangere, ma aiuta me, che riesco per pochi minuti a commuovermi di orgoglio e malinconia, pittosto che versare nel solito sdegno incazzoso che oramai mi accompagna da mesi sempre piu' frequentemente.
October 05

Settimana Enigmistica - Chi ci ricorda? . Soluzione nel prossimo numero...

 
 
 
"Quo usque tandem abutere, Catilina, patientia nostra? quam diu etiam furor iste tuus nos eludet? quem ad finem sese effrenata iactabit audacia? Nihilne te nocturnum praesidium Palati, nihil urbis vigiliae, nihil timor populi, nihil concursus bonorum omnium, nihil hic munitissimus habendi senatus locus, nihil horum ora voltusque moverunt? Patere tua consilia non sentis, constrictam iam horum omnium scientia teneri coniurationem tuam non vides? Quid proxima, quid superiore nocte egeris, ubi fueris, quos convocaveris, quid consilii ceperis, quem nostrum ignorare arbitraris?
 
Quid est, Catilina? num dubitas id me imperante facere, quod iam tua sponte faciebas? Quid est enim, Catilina, quod te iam in hac urbe delectare possit? in qua nemo est extra istam coniurationem perditorum hominum, qui te non metuat, nemo, qui non oderit?Quae nota domesticae turpitudinis non inusta vitae tuae est? Quod privatarum rerum dedecus non haeret in fama? Quae lubido ab oculis, quod facinus a manibus umquam tuis, quod flagitium a toto corpore afuit. cui tu adulescentulo, quem corruptelarum inlecebris inretisses, non aut ad audaciam ferrum aut ad lubidinem facem praetulisti?
Servi mehercule mei si me isto pacto metuerent, ut te metuunt omnes cives tui, domum meam relinquendam putarem; tu tibi urbem non arbitraris? et, si me meis civibus iniuria suspectum tam graviter atque offensum viderem, carere me aspectu civium quam infestis omnium oculis conspici mallem; tu cum conscientia scelerum tuorum agnoscas odium omnium iustum et iam diu tibi debitum, dubitas, quorum mentes sensusque volneras, eorum aspectum praesentiamque vitare? Si te parentes timerent atque odissent tui neque eos ulla ratione placare posses, ut opinor, ab eorum oculis aliquo concederes. Nunc te patria, quae communis est parens omnium nostrum, odit ac metuit et iam diu nihil te iudicat nisi de parricidio suo cogitare; huius tu neque auctoritatem verebere nec iudicium sequere nec vim pertimesces?
 
 
Quae tecum, Catilina, sic agit et quodam modo tacita loquitur: 'Nullum iam aliquot annis facinus exstitit nisi per te, nullum flagitium sine te; tibi uni multorum civium neces, tibi vexatio direptioque sociorum inpunita fuit ac libera; tu non solum ad neglegendas leges et quaestiones, verum etiam ad evertendas perfringendasque valuisti. Superiora illa, quamquam ferenda non fuerunt, tamen, ut potui, tuli; nunc vero me totam esse in metu propter unum te, quicquid increpuerit, Catilinam timeri, nullum videri contra me consilium iniri posse, quod a tuo scelere abhorreat, non est ferendum. Quam ob rem discede atque hunc mihi timorem eripe; si est verus, ne opprimar, sin falsus, ut tandem aliquando timere desinam."
 
Da Cicerone, Orazione I contro Catilina (1-3)
 
Fino a quando, Catilina, continuerai ad abusare della nostra pazienza? Per quanto tempo ancora il tuo folle comportamento si farà beffe di noi? Fino a che punto si scatenerà questa tua temerità che non conosce freno? Non ti fanno nessuna impressione ne il reparto armato che di notte presidia il Palatino, né le pattuglie che svolgono servizio di ronda in città, né l'ansiosa preoccupazione del popolo, né il concorde accorrere di tutti i buoni cittadini, né questa sede così ben fortificata per la seduta del senato, ne l'espressione del volto dei presenti? Non t'accorgi che le tue trame sono palesi? Non vedi che la tua congiura, conosciuta com'è da tutti i presenti, è ormai tenuta strettamente sotto controllo? Chi di noi, a tuo avviso, ignora cos'hai fatto la notte scorsa e quella precedente, dove sei stato, chi hai convocato, che decisione hai presa?
 
 
Che cosa c’è Catilina? Forse che esiti (dubiti) a fare questo per mio ordine poiché ormai facevi di tua volontà? C’è infatti qualcosa Catilina che ti possa allettare in questa città, nella quale non c’è nessuno al di fuori di questa congiura di uomini corrotti che non ti tema, nessuno che non ti odi? Quale vergognosa infamia è stata impressa sulla tua vita privata? Questa vergogna per le cose private non è fissa nella tua reputazione? Questo desiderio non fu lontano dagli occhi, questo fatto (non fu) lontano dalle mani, questo scandalo da tutto il corpo. A quale giovane non portasti il pugnale per un delitto o la fiaccola per il piacere.
 
Se, perbacco, i miei schiavi avessero di me lo stesso timore che hanno di tè tutti i tuoi concittadini, riterrei inevitabile lasciare la mia casa: tu non ritieni altrettanto inevitabile per tè lasciare Roma? Ancora: se io mi vedessi esposto a torto a gravissimi sospetti e all'odio dei miei concittadini, preferirei sottrarmi alla loro vista, piuttosto che vedermi addosso gli sguardi così pieni di ostilità di tutti; tu, invece, pur riconoscendo, consapevole come sei delle tue scelleratezze, la giustezza dell'odio generale che da tanto tempo hai meritato, esiti ancora a fuggire la vista e la presenza di persone che tu ferisci nel loro spirito e nei loro sensi? Se i tuoi genitori provassero per tè timore e odio e tu non riuscissi a trovare il modo di rabbonirli, ti allontaneresti, immagino, dalla loro vista andandotene in un luogo qualunque. Ora è la patria, la madre comune di tutti noi, che ti odia e ti teme, ed è già un pezzo che, a suo avviso, tu non pensi ad altro che ad assassinare proprio lei che è tua madre: e della patria tu non rispetterai l'autorità, non ti piegherai al giudizio che ha di tè, non paventerai la forza?
 
Ed essa, Catilina, si rivolge a tè e oserei dire che nel suo silenzio pronuncia queste parole: «Da diversi anni ormai non s'è verifìcata nessuna azione delittuosa ne infamante se non per opera tua; a tè solo è stato possibile, liberamente e impunemente, assassinare tanti concittadini, sottoporre a vessazioni e razzie i nostri alleati; tu sei stato capace non solo di non tenere in nessun conto ne leggi ne giustizia, ma pure di sovvertirle e distruggerle. Ora, i tuoi misfatti precedenti, per quanto assolutamente insopportabili, pure li ho sopportati così come ho potuto; ma che adesso io debba vivere tutta quanta nel terrore solo per causa tua, che ad ogni stormir di foglia si debba temer Catilina, che evidentemente non sia possibile ordire nessuna trama ai miei danni che sia indipendente dalla tua delittuosa attività, questo è assolutamente insopportabile. Vattene dunque e liberami da questo timore: per non soccombere, se è fondato; per cessare una buona volta per tutte di temere, se è privo di qualunque fondamento.
 
 
Non Lo trovate un po' attuale...?
A me ricorda qualcosa..ummmm...qualcuno...
 
Attendo la soluzione...
 
 
 
 
 
October 02

Io non ho bisogno di denaro

 
 
 
Io non ho bisogno di denaro.
Ho bisogno di sentimenti,
di parole, di parole scelte sapientemente,
di fiori detti pensieri,
di rose dette presenze,
di sogni che abitino gli alberi,
di canzoni che facciano danzare le statue,
di stelle che mormorino all'orecchio degli amanti....
Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia la pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.

Alda Merini.
 
 
 
ps. Non e' vero. Ho bisogno anche di denaro. A questo proposito se ve ne avanzasse un po', vi mando il n. di conto per un Bonifico via email.
Indolore, davvero.
 
: )
 
 
September 25

Lisboa

 
 

DSC_0241.jpg

 
Per Prima cosa ringrazio Roberto, Fabio, Jedi/Panda, Io ci spero ancora per il Welcome back!
 
Sono ancora stordita da tanta bellezza, umanita', colore, temperanza, di questa citta' bellissima, calda, luminosa, sincera, pulita e trasandata, serena, pensierosa, vivace a tratti, coloratissima.
 
Fino ad oggi e' la capitale Europea in cui mi sono senitata piu' a casa, passeggiando tra i vicoli dell'Alfama, le ampie strade alberate di pioppi, l'architettura cosi' personale di tanti palazzi ad ogni angolo della citta'. E' la citta' di Pessoa, Saramago, Pereira.
 
Un luogo suggestivo, che grazie al mio instancabile Pippo, ho girato in lungo e in largo, mi ci sono persa e ritovata. Non sarei tornata fosse statao per me. Non escludo un cambio di residenza.
 
 
 
Esiste una stanchezza dell'intelligenza astratta ed è la più terribile delle stanchezze. Non è pesante come la stanchezza del corpo, e non è inquieta come la stanchezza dell'emozione. È un peso della consapevolezza del mondo, una impossibilità di respirare con l'anima.  Fernando Pessoa
 
 
Buonaserata a tutti.
 
Obrigada.
September 11

Riflessione sulla Liberta' -Sandro Pertini

 

 

  liberta.jpg picture by Enripoppins

 

« Per me libertà e giustizia sociale, che poi sono le mete del socialismo, costituiscono un binomio inscindibile: non vi può essere vera libertà senza la giustizia sociale, come non vi può essere vera giustizia sociale senza libertà. Ecco, se a me socialista offrissero la realizzazione della riforma più radicale di carattere sociale, ma privandomi della libertà, io la rifiuterei, non la potrei accettare. Se il prezzo fosse la libertà, io questa riforma la respingerei. [...] Ma la libertà senza giustizia sociale può essere anche una conquista vana. Si può considerare veramente libero un uomo che ha fame, che è nella miseria, che non ha un lavoro, che è umiliato perché non sa come mantenere i suoi figli e educarli? Questo non è un uomo libero. [...] Questa non è la libertà che intendo io. »

Sandro Pertini

Il presidente Pertini visto da PAZ

 

 

 

Riflessione. Dove sono finiti gli uomini cosi'

 

Mi sto arrendendo. Io non ho la tempra per fare politica, e non vedo nessuno in giro che ne ne abbia.

 

August 12

L a Quarta Via...

Bivio1.jpg picture by Enripoppins

 

“Esistono menti che si interrogano, che desiderano la verità del cuore, la cercano, si sforzano di risolvere i problemi generati dalla vita, cercano di penetrare l’essenza delle cose e dei fenomeni, e di penetrare in loro stesse. Se un uomo ragiona e pensa bene, non ha importanza quale cammino egli segua per risolvere questi problemi, deve inevitabilmente ritornare a se stesso, ed incominciare dalla soluzione del problema di che cosa egli stesso sia e di quale sia il suo posto nel mondo attorno a lui.”

G. I. Gurdjeff

August 06

Pensiero

 
 
“Avrà pregato bene chi molto ha amato, sia esso un uomo, un uccello o una bestia".
La mia Africa
 
 
Solo un pensiero. L' ho trovato bello.
 
Buonanotte.
 
 
July 20

Diario - Ballata della Solitudine, Ballata del ritorno

 

Ballata della Solitudine.

Te
lasciarti essere te
tutta intera
Vedere
che tu sei tu solo
se sei
tutto ciò che sei
la tenerezza
e la furia
quel che vuole sottrarsi
e quel che vuole aderire
Chi ama solo una metà
non ti ama a metà
ma per nulla
ti vuole ritagliare a misura
amputare
mutilare
Lasciarti essere te
è difficile o facile?
Non dipende da quanta
intenzione e saggezza
ma da quanto amore e quanta
aperta nostalgia di tutto-
di tutto
quel che tu sei
Del calore
e del freddo
della bontà
e della protervia
della tua volontà
e irritazione
di ogni tuo gesto
della tua ritrosia
incostanza
costanza
Allora
questo
lasciarti essere te
non è forse
così difficile

Te- Erich Fried

 


Tra Mercoledi’e Giovedi’ ti accorgi che qualcosa non va.

Sei particolarmente stanca, ti senti sun un filo di seta colorata che sta sbiadendo.

Ti devi fermare, ti dici.

Con grande sforzo rinunci ad un fine settimana in tenda a Sperlonga con gli amici, perche’ sai, perche’ lo sai, di cosa hai bisogno.

Di silenzio.

Di silenzio hai bisogno.

Decidi che a dispetto di tutto, soldi compresi, te ne andrai per una notte a coccolarti, un centro termale poco lontano d Roma fa’ al caso tuo.

Ne approfitti perche’ i tuoi affetti non ci saranno a tenerti compagnia questo fine settimana, e sabato mattina, fai un lungo sospiro, prendi la tua valigetta a rotelle striminzita, e ti chiudi dietro la porta.

Sul treno ti senti come una bambina che ha smarrito i genitori, ma con fiducia si mette in cammino perche’ lei sa, si lo sa, o crede di sapere, dove trovarli.

Avevi occhi grandi sul quel treno, che mentre andava sembrava sussurrarti di aver sbagliato strada, che forse non era proprio li che saresti dovuta andare, ma dalla parte opposta, o forse no, avevi saltato la fermata, ma non sai e rimani li, attendendo che le porte si aprano finalmente nel luogo che Tu hai scelto.

Un giorno solo, ti dici, guardando il tuo biglietto di ritorno.

Quello che doveva essere un fine settimana rilassante inizia e svelare la vera natura del tuo cuore, della tua scelta, anche a te stessa nascosta, poco dopo. Arrivare alla meta e’ piu’ complicato del previsto, o forse e’ solo il cuore stanco.

Eri li perche’ volevi fermarti, e non hai fatto i conti con le implicazione di una scelta di solitudine.

La solitudine e’ tua nemica, ma nella vita, anche la tua piu’ grande alleata. Per vincerla l’hai dovuta conquistare, per esorcizzarla, diventarne compagna. Se la respingi, se la combatti, hai scoperto tanto tempo tempo fa, ti spossa. Se l’accogli, ti dara’ forza.

E’ una Fata dal brutto aspetto, lei, la tua alleata. Eppure, se a volte le sue magie sanno di muschio e amarezza, ti ha sempre mostrato una strada, quando  sembravi esserti persa.

Eri una bambina sola, ed ora, adulta, non sai piu’ trovarti se non tra le sue braccia senza mani per accarezzarti.

Eri li, e lei con te. Sono trascorse ore, interminabili ore nelle quail hai viaggiato senza sapere se saresti mai tornata, senza sapere se avevi davvero voglia di tornare, o semplicemente scappare.

L’incatesimo nero della Solitudine,  sembra doverti sempre far toccare l’inferno, per finalmente permettere di ritrovarti.

Avresti piu’ volte voluto, sperimentando quel  dolore di strana natura, chiedere aiuto, lasciarla li, la solitudine, con le sue magie tenebrose. Sei stata fortunata, perche’ l’unica voce a cui avresti voluto chiedere conforto, era lontana 400 kilometri, e lottava con la sue, di solitudini. Se avessi potuto chiedere aiuto, avresti spezzato un incantesimo doloroso ma necessario. E allora sei rimasta li, con poche parole veloci scambiate per telefono e solo te stessa, perche’ il temporale, prima o poi, dovra’ passare.

Mi sono alzata stamane e’ ancora una volta, l’incantesimo era avvenuto. Serena, riposata, come scrollatami di dosso la pioggia di catrame che mi aveva avvolto alla stazione, arrivata a destinazione il giorno prima.

 

Ballata del Ritorno.

Treno in stazione.

Telefonata divertente.

Fumetti nella testa

Musica dal fondo della carrozza.

“La Somma dei giorni” a farti compagnia, e con lei tutta la tribu’ della Allende.

Pensi non ho mai avuto una tribu’

Sarebbe stato bello?

Sarebbe stato complicato?

Pensi a Pippo e al suo dolore.

Pensi a Roberto che non sa se valga la pena scalare una Via.

Stazione Termini e i turisti.

Tu e il tuo sciocco diaro in testa.

Shopping veloce per i saldi in stazione.

Canotta a righe per te, costume arancione per Pippo.

Sorridi.

Autobus verso casa,

Spii ignari turisti che conversano in inglese. Parlano di andare lontano, in Australia forse, in crescita, dicono.

E tu ci pensi, all’Australia, a questo sogno ingenuo ed esotico, di cambiare continente, per cambiare te.

Benvenuti nella mia citta’, pensi.

Qui o in Australia non c’e’ differenza, se dai a te stesso il tempo di trovarti quando ti senti perso.

Qui, in una qualunque localita’ temale della Ciociaria, in Australia.

Anche se hai paura, fermati, dovunque tu ti trovi, lascia che la pioggia scenda dai tuo occhi se deve, lascia che passi il temporale.

Lascia che il silenzio della solidutine faccia la sua magia.

Sono a casa, vi scrivo, per dirvi che oggi c’e’ il sole, per dirvi che nel mio cuore c'e' stata una piccola magia.

Sono a casa per dirgli che si, magari non c'entra nulla, ma lo amo.

Tardo autunno
la prima neve
le strade di notte
ghiacciate
ma verso te

Poi all'alba
la ferrovia
monotona
stancante
ma verso te

Verso la tua voce
verso il tuo essere
verso il tuo essere tu
verso te.

-Ritorno a Brema- Eric Fried

 

June 25

ErosUp...

« Ciascuno di noi ha due cuori, uno dei due però eclissa l'altro ma se ognuno di noi riuscisse anche per un istante ad intravedere la luce del suo cuore nascosto allora capirebbe che quello è un cuore sacro e non potrebbe più fare a meno del calore della sua luce »
 
Ebbene...Vi propongo una lettura bella e leggera...Ieri sono stata alla presentazione del libro...
 
"Un'antologia in cui autrici già note o esordienti, giovani o mature, raccontano e svelano l'universo dell'erotismo fra donne. Racconti che offrono una panoramica a trecentosessanta gradi sulla letteratura lesbo in Italia oggi. Tante storie che, con una sensibilità femminilissima, illuminano temi universali, concentrandosi soprattutto sul sesso e sull'eros, sempre vissuti e descritti in modo libero, giocoso, profondo, anche esplicito e molto disinibito, ma mai volgare."
 
C'è un mistero che si chiama desiderio. I sensi ci avvisano che stiamo varcando il confine del mondo noto. Al di là c'è un mare di promesse: l'eros. Eros nulla ha da spartire con la norma. Sorprende, suscita, incanta. Non conosce numero, quantità, probabilità. Travalica, sconfina; è il tesoro che non vogliamo mostrare, è l'attesa finalmente ripagata. Eros annuncia l'amore. Eros è un corpo a corpo tra donne. Eros è scrittura. È la ricerca, nella scrittura e con la scrittura, del momento magico in cui eros stesso si palesa, dell'istante in cui vibra e fluisce tra una sillaba e l'altra, tra l'emozione autentica e il termine esatto che la manifesta, entrando, attraverso il silenzioso scorrere degli occhi sulla pagina, nell'animo di chi legge, assapora, si ciba. Nei racconti di questo libro, eros si nutre di parole e immagini capaci di intessere un flirt con il profondo mistero della sessualità, dell'amore. Dell'esistenza.
 
ErosUp-1.jpg picture by Enripoppins
 
 
Eros up! Principesse azzurre in amore...eddai...costa solo 9 Euro...A bocca aperta
 
June 23

Mi sento bene.

 
moltepoppinss.jpg Tantepoppins picture by Enripoppins
 
Ecco...non ho la forza per fare niente altro se non caricare le foto, e pensare a quanto sono stata bene a Venezia con Pippo per il Festival.
Police straordinari.
Dovrei aggiornarvi con calma ma non ho la forza nemmeno di pensarci.
 
Ecco, come mi sento, lo vedete da voi.
A presto il diario di viaggio.
Ora ninne, domani, uff, lavoro, sigh.
 
 

Poesie di mio Fratello - Cheveux Tombants

CapellialVento-1.jpg picture by Enripoppins 

Cheveux Tombants

Sera-t-elle toujours en Ville Mademoiselle cheveux tombants ?
je grimperai une mèche et celle d'après pour y arriver en courant,

à une toute petite distance de ce balcon riant
pour bien y lire dessus les mots secrets qui nous échappent 

Ces mots secrets qui font des messes basses
Jamais ecoutés à l'abris de tout ce vent qui passe.

Y a-t-il beaucoup de gents perdus dans votre mer chinoise, Messieurs les yeux ? .
Moi je reste ici vous regarder parce que c'est ici, l'on dit souvent,

Que les pensées privée s'arrêtent pour regarder dehors,
Alors moi, j'ai tout noté et je pars sur des chemins nouvelles,

Empreintes  jusqu'a présent , peut être,
Ces infinités routes perdues sur vos cheveux tombant.

Putain c'est beau cette mademoiselle les yeux revants !

 

Ecco, Luca ci tiene a precisare:

" ..ho scritto questa poesia direttamente in Francese quindi la traduzione italiana non si puo' fare,
La metto solo per spiegare il testo, ma non suona bene. MI sono ispirato ad una fotografia fatta duranti il barbeque. "

Traduzione letterale se proprio nun gliela fate in francese:

Capelli cadenti ( alla lettera ) pero' forse direi "Capelli al vento :-)"
Sara' ancora sempre in citta', sig.na Capelli cadenti ?

MI arrampichero su una meche e poi su quella successiva per arrivarci di corsa,
a una piccolissima distanza dal suo balcone sorridente
per leggerci bene le parole segrete che ci scappano.
Queste parole segrete che ci sussurrano,

mai ascoltate al riparo da tutto questo vento che passa.

C'e' molta di gente che si e' perduta nel vostro mare cinese, signori "gli occhi" ?
Io resto qui a guardarvi perche' e' qui, si dice spesso,

 che i pensieri privati si fermano per guardare fuori.

Allora io ho preso nota di tutto e parto su queste strade nuove,
mai percorse fino ad oggi, forse,
queste infinite strade perdute sui vostri capelli cadenti.
Putain !!! E' bella questa signorina "gli occhi sognanti " !

 

Enri Poppins

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...molte ancora non sono in lista..piano piano ci arrivero'...intanto sono nel cuore, che e' dove devono stare